Separazione e divorzi, procedure facilitate? Non sempre.

Negli ultimi tempi, le maggiori testate giornalistiche italiane, hanno riportato la notizia di un boom delle richieste di #separazione e #divorzio breve in Comune. Dopo l’approvazione definitiva del D. L.  n. 132/2014, per la riforma del processo civile, che mira a deflazionare il carico delle procedure pendenti nei tribunali, tra le quali quelle per separazioni e divorzi, si può realmente fare a meno dell’avvocato, separandosi al costo di 16 euro? Non è sempre così. Innanzi tutto, la nuova normativa permette di ricorrere alla procedure brevi solo ed esclusivamente quando ricorrono determinate condizioni:

I #coniugi: a) non devono avere figli minori, con particolare riguardo alla prole non autosufficiente; b) devono essere in accordo sulla scelta di dividersi, soprattutto con riguardo alle eventuali divisioni patrimoniali.

La contemporanea necessaria sussistenza dei requisiti richiesti, fa sì che l’ipotesi considerata resti residuale rispetto ai casi pendenti. Sussistendone i presupposti, marito e moglie dovranno fare richiesta alla anagrafe del Comune di residenza e fornire un documento in cui dichiarino di volersi dividere alle condizioni concordate. I due coniugi devono firmare accordo e dichiarazione innanzi al Sindaco, che li invita a ripresentarsi dopo 30 giorni per confermare la scelta.

Il tentativo di snellire le cancellerie dei Tribunali, ha, peraltro, comportato un ingolfamento degli uffici anagrafe dei comuni. In alcuni casi, bisogna attendere fra i 3 e i 6 mesi dalla richiesta per ottenere la data di comparizione. Per quanto attiene alla stesura del documento da presentare, si devono considerare, oltre ai rapporti esistenti fra i coniugi, anche i rapporti e le obbligazioni che possano sorgere in futuro. Nella maggior parte dei casi, il ricorso alla consulenza di un avvocato divienta inevitabile.

Se ci sono figli minori, trasferimenti immobiliari, rapporti economici diversi, case coniugali, è ancora necessaria l’assistenza di un l’avvocato.

La novità introdotta dalla nuova normativa sta nel fatto che qualora vi sia accordo, non sarà più necessario andare in Tribunale, ma tutto potrà svolgersi nello studio del legale. La Procura della Repubblica effettuerà il controllo sul documento sottoscritto, e trasmetterà gli atti in Tribunale solo se l’accordo conterrà clausole illegittime o contrarie ai diritti e agli interessi dei figli minorenni, portatori di handicap o maggiorenni non autosufficienti. In tal caso, il Tribunale convocherà la coppia davanti a sé, come succedeva già in precedenza, rimettendo in discussione le clausole in contestazione.

Secondo l’Istat, l’85% delle coppie sceglie la separazione consensuale, facendosi rappresentare da un solo avvocato, pertanto risparmiando sui costi per onorari.

Qualora i coniugi non condividano la decisione di separarsi, o non concordino sulle condizioni, dovranno obbligatoriamente adire un Tribunale, secondo le regole già in vigore per la separazione e il divorzio giudiziale, avvalendosi della difesa tecnica.