Corte di Cassazione: il timbro delle poste private non rende la data certa.

Tutti i fornitori di servizi postali possono eseguire “invii postali”, cioè curare la trasmissione della corrispondenza (eccezion fatta per gli atti giudiziari). Tuttavia, l’eventuale timbro datario apposto sul plico consegnato dal mittente, non può valere a rendere certa la data di ricezione, trattandosi qui di una attività d’impresa resa da un soggetto privato, il cui personale dipendente non risulta munito di poteri pubblicistici di #certificazione della data di ricezione della corrispondenza trattata. E’ quanto ha stabilito la #Corte di #Cassazione con la #sentenza n. 26778/16 del 22.12.2016,  sancendo che il timbro depositato da corrieri e postini privati non vale a garantire la cosiddetta “#data certa”.

Nel caso di specie, i Giudici della Suprema Corte hanno confermato il disposto del giudice del merito, il quale aveva ritenuto che il timbro datario apposto su talune lettere da una società di spedizioni privata, che aveva curato l’inoltro della corrispondenza fra il ricorrente ed un terzo, fosse inidoneo a dimostrare, ai sensi del primo comma dell’art. 2704 c.c., la certezza della data di formazione di tali atti nei confronti del #curatore fallimentare, non trattandosi di un fatto equipollente a quelli richiamati in via esemplificativa dalla cennata norma, cioè di una circostanza oggettiva, esterna alle parti, idonea a stabilire “in modo egualmente certo” quando fosse stato formato il documento.