“Genitori social”: è giusto pubblicare le foto dei propri figli sui social network?

Da una recente ricerca è emerso che circa il 92% dei bambini sotto i due anni è presente sui social network sin dai primi mesi di vita. Di converso, aumenta il numero dei genitori contrari che spingono a una più attenta riflessione.

Facebook, in particolare, è diventato il palcoscenico su cui esibire le nostre vite, senza alcuna censura e senza nessuna privacy, con un eccesso di esibizionismo che, spesso, sconfina nella banalità. Scattare una foto con lo smartphone e condividerla sul proprio profilo è divenuto un comportamento quasi automatico, non esente da rischi quando si tratta di minori. Infatti, pubblicare una fotografia attraverso i social equivale a rendere disponibili ad un pubblico indefinito le immagini, soprattutto quando non si è limitata la visione dei post, dando le giuste impostazioni alla privacy del proprio profilo .

Il diritto alla tutela della riservatezza è da ritenersi rientrante nella categoria nei diritti della personalità tutelati all’art. 2 della Costituzione. Per i minori, tale diritto è esercitato dai genitori, nell’ambito della più ampia potestà genitoriale. La Corte di Cassazione si è espressa in tema di “danno ingiusto” dei genitori nei confronti dei figli, riconoscendone la sussistenza nell’ipotesi in cui la loro condotta violi i doveri che gli stessi hanno nei confronti della prole, ovvero, qualora il loro comportamento abbia leso interessi costituzionalmente rilevanti dei figli, incidendo negativamente sul corretto sviluppo della loro personalità. 

Senza trascendere in critiche di natura morale, sorge, tuttavia, una domanda: cosa accadrebbe se i figli, una volta cresciuti, non gradissero quanto pubblicato su di loro sul web?