Assegno mantenimento: quando si può attingere dal Fondo a tutela del coniuge in stato di bisogno?

L’assegno di mantenimento è la somma di denaro che viene corrisposta, in caso di separazione o divorzio, da uno dei due coniugi al partner economicamente più debole, nonché agli eventuali figli della coppia. Quando uno dei due coniugi non sia titolare di un reddito proprio adeguato, infatti, può effettuare richiesta di mantenimento. Con l’espressione “reddito adeguato” si intendono non solo i mezzi economici necessari per vivere, ma anche il mantenimento del tenore di vita esistente prima della separazione.

Ai fini della determinazione del Fondo, sono considerati “in stato di bisogno” i coniugi separati con un indice Isee uguale o inferiore a 3.000 euro.

In ogni caso, l’obbligo al mantenimento permane in presenza di figli a carico, e nello specifico fino al raggiungimento della maggiore età e poi fino alla conquista di un’autosufficienza economica. Nel caso in cui un coniuge separato non riceva l’assegno di mantenimento dovuto, nonostante sia convivente con figli minori o maggiori portatori di handicap grave, interviene il Fondo: infatti, verrà corrisposto un contributo economico statale, attinto appunto dal Fondo di Solidarietà.

La richiesta va inoltrata presso uno dei tribunali collocati nei capoluoghi dei distretti sede di Corte d’Appello. Spetterà poi al presidente del tribunale valutare, nei 30 giorni successivi, l’ammissibilità o inammissibilità della domanda.

A partire dalla distribuzione delle somme statali, nei 30 giorni successivi, il Ministero della Giustizia intimerà al coniuge inadempiente di provvedere al rimborso di quanto è stato versato. Se il coniuge non provvederà nei tempi previsti, il Fisco potrà procedere al pignoramento dei suoi beni. Le somme recuperate dal coniuge inadempiente saranno poi reinvestite nel Fondo di solidarietà.