Lavoro subordinato: diritto all’indennità per lo spostamento, qualora il lavoro inizi e finisca in luoghi diversi.

I lavoratori che terminano la loro attività in un luogo diverso rispetto a quello in cui la iniziano hanno diritto ad una retribuzione che compensi il tempo impiegato per spostarvisi. Lo ha stabilito la recente sentenza della Corte di Cassazione, sez. Lavoro, del 16 gennaio 2017, n. 850.

Il computo del tempo di viaggio presuppone che non vi sia coincidenza del luogo di inizio con quello di cessazione del lavoro giornaliero e che tale circostanza sia determinata, non da una scelta del lavoratore ma, in via esclusiva, da una necessità logistica aziendale (restando irrilevante la scelta del mezzo usato per lo spostamento).

Il fondamento della norma invocata dal ricorrente, art. 17 lett. c R.d.l. 2328/1923, è insito nell’esigenza di compensare il tempo necessario per lo spostamento, indotto dall’organizzazione del lavoro riconducibile all’azienda. Il diritto all’attribuzione patrimoniale dipende dal fatto oggettivo della separazione del luogo di inizio e termine della giornata lavorativa, predeterminata dalla programmazione del lavoro aziendale, con l’inizio del lavoro in un determinato luogo e la conclusione in un altro luogo e la connessione causale di questa separazione con le necessità aziendali non esige dimostrazione alcuna; né la contingente scelta del lavoratore di utilizzare o meno la propria vettura per recarsi al lavoro (e quindi di recuperarla al termine della giornata) incide sul fatto oggettivo della separazione dei luoghi da cui dipende il riconoscimento del diritto.