Spese processuali: Il soccombente è tenuto a risarcire al vincitore anche l’importo dovuto al proprio difensore a titolo di Iva.

Il principio fondamentale in tema di regolamento delle spese di giudizio è quello enunciato all’art. 91 c.p.c., secondo il quale, “le spese seguono la soccombenza”, vale a dire che la parte vittoriosa ha diritto, oltre ad ottenere quanto richiesto nella propria domanda, anche la ripetizione delle spese processuali.

Corte di Cassazione, Seconda Sezione, sentenza n. 4674 del 23 febbraio 2017.

“…tra le spese processuali che la parte soccombente deve essere condannata a rimborsare al vincitore rientra anche la somma dovuta da quest’ultimo al proprio difensore a titolo di I.V.A., costituendo tale imposta una voce accessoria, di natura fiscale, del corrispettivo dovuto per prestazioni professionali relative alla difesa in giudizio. L’eventualità che la parte vittoriosa, per la propria qualità personale, possa portare in detrazione l’I.V.A. dovuta al proprio difensore non incide su detta condanna della parte soccombente, trattandosi di una questione rilevante solo in sede di esecuzione, poiché la condanna al pagamento dell’I.V.A. in aggiunta ad una data somma dovuta dal soccombente per rimborso di diritti e di onorari deve intendersi in ogni caso sottoposta alla condizione della effettiva doverosità di tale prestazione aggiuntiva (ovvero “se dovuta”). In tal senso v. tra le altre Cass. 3968 del 19/02/2014 e n. 1406/07″.

E’ quanto ha sancito la Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 4674/17, la quale cassando senza rinvio la sentenza impugnata, non essendo necessari altri accertamenti nel merito, ha stabilito che al resistente spettasse anche il rimborso dell’I.V.A. dovuta al proprio difensore, calcolata sulle spese liquidate dal giudice di appello.