Violenza domestica: Italia condannata dalla Corte europea dei diritti umani.

L’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani per la violazione della convenzione europea.

La Corte ha condannato l’Italia per non aver agito con sufficiente rapidità per proteggere una donna e suo figlio dagli atti di violenza domestica perpetrati dal marito. La donna aveva infatti presentato una denuncia a cui però non è seguito alcun atto delle forze dell’ordine.

Gli abusi sono poi degenerati e hanno portato all’assassinio del ragazzo e al tentato omicidio della moglie.

La tragedia si era consumata nell’appartamento in cui la famiglia abitava. L’uomo rientrato a casa ubriaco, aveva avuto un alterco con la moglie. Il figlio era intervenuto in difesa della madre e aveva cercato di disarmare il padre, che aveva in pungo un lungo coltello da cucina, ma era rimasto colpito mortalmente. L’uomo oggi è in prigione con una condanna all’ergastolo.

La Corte ha condannato l’Italia per non aver agito con sufficiente rapidità per proteggere una donna e suo figlio dagli atti di violenza domestica perpetrati dal marito.

Alla Corte europea dei diritti umani si era rivolta direttamente la donna, denunciando le autorità italiane per non averle accordato una protezione adeguata, nonostante le sue ripetute richieste d’aiuto.

La Corte ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e 14 (divieto di discriminazione) della convenzione europea dei diritti umani. I giudici hanno riconosciuto alla ricorrente 30 mila euro per danni morali e 10 mila per le spese legali. Si tratta della prima condanna dell’Italia da parte della Corte per un reato relativo al fenomeno della violenza domestica.