Processo civile ed amministrativo: l’attore soccombente nel merito non può contestare in appello la giurisdizione del giudice da lui prescelto

Processo civile ed amministrativo: Corte di cassazione, Sezioni Unite, 27 febbraio 2017, n. 4878

L’attore che sia rimasto soccombente nel merito non è legittimato ad interporre appello contro la sentenza per denunciare il difetto di giurisdizione del giudice da lui prescelto, non essendo soccombente su tale (autonomo) capo della decisione (cfr. Cass. civ., sez. un., sent. n. 21260/2016).

Con sentenza n. 21260 del 20 ottobre 2016, le Sezioni Unite di questa Corte hanno, infatti, affermato il principio – ribadito da Cass., Sez. un., 19 gennaio 2017, n. 1309 – secondo il quale “l’attore che abbia incardinato la causa dinanzi ad un giudice e sia rimasto soccombente nel merito non è legittimato ad interporre appello contro la sentenza per denunciare il difetto di giurisdizione del giudice da lui prescelto in quanto non soccombente su tale, autonomo capo della decisione”.

L’attore che sia rimasto soccombente nel merito non è legittimato ad interporre appello contro la sentenza per denunciare il difetto di giurisdizione del giudice da lui prescelto.

Il nucleo della pronuncia è costituito dai seguenti passaggi argomentativi: a) in base all’elaborazione giurisprudenziale sull’art. 37 c.p.c. e al dettato degli artt. 9 c.p.a. e 15 cod. giust. cont., deve qualificarsi come “capo” (da intendersi come soluzione di una questione) della sentenza di primo grado che decide il merito della causa la statuizione con la quale, in modo esplicito o implicito, è stata ritenuta la sussistenza della giurisdizione del giudice adito; b) tale capo non solo è suscettibile di giudicato interno, ma si presenta anche come termine di riferimento da cui desumere una soccombenza sulla questione di giurisdizione, autonoma rispetto alla soccombenza sul merito; c) di fronte ad una sentenza di rigetto della domanda non è ravvisabile una soccombenza dell’attore anche sulla questione di giurisdizione, dovendo egli, rispetto a questo capo della sentenza, essere considerato a tutti gli effetti vincitore; d) in assenza di soccombenza, che del potere di impugnativa rappresenta l’antecedente necessario, l’attore non è pertanto legittimato a contestare il capo sulla giurisdizione e a sostenere che la potestas iudicandi spetta a un giudice appartenente a un altro plesso giurisdizionale (la soccombenza è configurabile solo per il convenuto, sempre che non abbia a sua volta chiesto al giudice di dichiararsi munito della giurisdizione).