Tutela dei consumatori: il costo della chiamata al servizio telefonico di assistenza clienti non può essere superiore a quello di una chiamata standard.

Tutela dei consumatori: Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Settima Sezione, Sentenza 2 marzo 2017, C-568/15.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Settima Sezione, ha dichiarato che “la nozione di «tariffa di base», di cui all’articolo 21 della direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dev’essere interpretata nel senso che il costo di una chiamata relativa a un contratto concluso, effettuata su una linea di assistenza telefonica gestita da un professionista, non può eccedere il costo di una chiamata verso un numero fisso geografico o verso un numero di cellulare standard. Purché tale limite sia rispettato, la circostanza che il professionista interessato realizzi o meno profitti mediante tale linea di assistenza telefonica è priva di pertinenza“.

Il caso di specie riguardava la predisposizione da parte di una società tedesca di una linea telefonica dedicata al  consumatore per il servizio post vendita in merito a un contratto concluso.  L’azienda, che commercializzava apparecchi elettrici ed elettronici, aveva pubblicato sul proprio sito Internet un numero di telefono con il prefisso 0180, generalmente utilizzato in Germania per servizi di assistenza sottoposti a una tariffa nazionale. Tuttavia il costo delle chiamate verso tale numero, indicato come «non geografico», era superiore a quello di una chiamata standard verso un numero di linea fissa, denominato «geografico» o verso un numero di telefonia mobile.

La questione sollevata da una associazione per la tutela del consumatore, giunta innanzi alla Corte di Giustizia Europea, ha fornito ai Giudici dell’Unione l’occasione per delineare la nozione di “tariffa standard di base“, ex art. 21 della direttiva 2011/83, cui la ricorrente faceva espresso riferimento.

Sul punto, la Corte ha sancito che: “il fatto che, ai sensi dell’articolo 21, secondo comma, della direttiva 2011/83, gli operatori di servizi telefonici abbiano il diritto di fatturare ai consumatori le telefonate, non incide sulle precedenti considerazioni, a condizione che gli importi fatturati non eccedano i costi abituali che questi ultimi avrebbero sostenuto per una chiamata standard. Ne consegue che il professionista può imputare al consumatore soltanto le spese non eccedenti il costo di una chiamata standard. Pertanto, purché tale limite sia rispettato, la circostanza che un professionista realizzi o meno profitti mediante una linea di assistenza telefonica non geografica è priva di pertinenza“.