Contenzioso tributario: la mancata sottoscrizione in originale della copia del ricorso depositata determina mera irregolarità.

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 28 febbraio 2017, n. 5191

Secondo la consolidata e condivisa giurisprudenza della Corte di Cassazione, infatti, “La mancata sottoscrizione in originale, da parte del ricorrente o del suo difensore, della copia del ricorso depositata a fini di costituzione in giudizio non determina l’inammissibilità del ricorso, ma costituisce mera irregolarità, atteso che l’art. 18, comma 3, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, nel disciplinare l’ipotesi di ricorso proposto contro più parti, richiede la sottoscrizione in originale su tutte le copie dell’atto “destinate alle altre parti” e non anche sulla copia depositata a fini di costituzione in giudizio, mentre l’art. 22, comma 3, del medesimo d.lgs. n. 546, richiede unicamente che la parte o il difensore (quando e se nominato) attestino la conformità di tale copia all’originale notificato alla controparte, la quale può riscontrare l’esistenza della firma nell’originale dell’atto ad essa spedito o consegnato” (v. Cass. n. 16758 del 2016; Cass. n. 4078 del 2015; Cass. n. 14389 del 2010; v. anche Sez. U, n. 11666 del 2012, secondo la quale è sufficiente che la sottoscrizione sia stata apposta sull’originale del ricorso).

La mancata sottoscrizione in originale, da parte del ricorrente o del suo difensore, della copia del ricorso depositata a fini di costituzione in giudizio non determina l’inammissibilità del ricorso, ma costituisce mera irregolarità.

Nel processo tributario, del resto, le previsioni di inammissibilità, proprio per il loro rigore sanzionatorio, devono essere interpretate in senso restrittivo, limitandone cioè l’operatività ai soli casi nei quali il rigore estremo (extrema ratio) è davvero giustificato; ciò anche tenendo presente l’insegnamento fornito dalla Corte costituzionale, secondo il quale le disposizioni processuali tributarie devono essere lette in armonia con i valori della “tutela delle parti in posizione di parità evitando irragionevoli sanzioni di inammissibilità” (Corte Cost. nn. 189 del 2000 e 520 del 2002). Nella specie, l’atto notificato all’Agenzia delle Entrate recava la procura alle liti e, dunque, risultava ritualmente apposta la sottoscrizione del legale rappresentante.

Non assume rilievo in senso contrario la citata decisione Cass. n. 23763 del 2010, che si riferiva alla diversa ipotesi di radicale assenza del conferimento della procura al difensore.

La Suprema Corte, accogliendo in ricorso ha cassato la sentenza impugnata, rinviando alla CTR competente in diversa composizione perché, in ottemperanza al principio enunciato, provvedesse all’ulteriore giudizio.