Sindaco indagato: non è possibile la sospensione durante il mandato.

La Sesta sezione penale di Cassazione ha annullato un’ordinanza con cui, nell’ambito di un procedimento penale per induzione indebita e violenza privata, era stata disposta, nei confronti dell’indagato, la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’ufficio di sindaco.

Sindaco indagato: non può essere disposta la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’ufficio.

E’ quanto emerge dalla Sentenza n. 10940 depositata il 6 marzo 2017 .

I Supremi Giudici hanno osservato che le misure interdittive emanate con la legge Severino, per contrastare i reati nella P.A., non sono applicabili perché risulta ancora in vigore l’art. 289 c. 3 c.p.p. che, in favore dei sindaci, conserva una sorta di immunità dalla misura interdittiva, sancendo l’inapplicabilità della misura stessa in caso di uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare.

La Cassazione ha tuttavia segnalato “la incoerenza di un sistema che ammette nei confronti dei titolari di uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare forme di restrizione della libertà personale anche detentive, e che, sotto altro profilo, avalla un regime di assoluta immunità dai provvedimenti interdittivi”.

La norma in questione, “ad onta delle censure formulate dalla dottrina”, è tuttavia rimasta in vigore “pur a fronte dell’ampliamento del ricorso alle misure interdittive” realizzato dalla legge Severino e anche in seguito alla revisione delle misure interdittive messe in campo dalla L. n. 47 del 2015 per deflazionare il ricorso al carcere.

Nel caso specie, la Cassazione spiega che l’ordinanza del Tribunale del riesame “dopo aver delibato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari in relazione alle condotte contestate al sindaco indagato, ha ritenuto sufficiente applicare una misura interdittiva a fronte di quella coercitiva richiesta dal pubblico ministero”. Il tribunale del riesame, “al fine di adeguare la misura coercitiva alla intensità delle esigenze cautelari ravvisate nel caso di specie ha, tuttavia, inopinatamente applicato la sospensione del Cavalieri dall’ufficio di sindaco del Comune di Troia, ritenendo le condotte delittuose poste in essere indissolubilmente legate all’esercizio di tale funzione”. Ma la sospensione del sindaco, scrive il verdetto, “si pone in radicale ed insanabile contrasto con il contenuto precettivo dell’art.289, comma 3, c.p.p.”.