Scrittura privata falsa: l’uso non è previsto più dalla legge come reato.

La Suprema Corte, seconda sezione penale, con sentenza n. 4951/2017, ha affermato il principio di diritto secondo cui “l’uso di una scrittura privata falsa non è più previsto dalla legge come reato”.

La decisione dei Giudici Supremi  prende le mosse dal dettato del D. Lgs. n. 7/2016, che ha abrogato il reato di falso in scrittura privata di cui all’art. 485 c.p. ed il secondo comma dell’art. 489 c.p., il cui testo vigente recita la seguente formula: “Chiunque senza essere concorso nella falsità, fa uso di un atto falso soggiace alle pene stabilite negli articoli precedenti, ridotti di un terzo”.

L’uso della scrittura privata falsa va considerato come reato depenalizzato: Corte di Cassazione, sezione II penale, sentenza 2 febbraio 2017, n. 4951.

Ad avviso della Corte, risulta ictu oculi, dal suesposto contesto normativo, che anche l’uso di scrittura privata falsa non è più previsto dalla legge come reato. Ciò emerge, innanzitutto, dal fatto che il testo vigente dell’art. 489 c.p. fa riferimento ad un “atto falso” (mentre il testo precedente parlava di “scrittura privata”) e dunque, nel concetto generico di “atto falso” non rientrano le “scritture private” per espressa eliminazione della parte della norma che le riguardava. Inoltre, risulterebbe del tutto illogico considerare reato la condotta consistente nel “fare uso di una scrittura privata”, dal momento che il Legislatore ha stabilito che non costituisce più reato falsificare una scrittura privata.

Il caso di specie faceva riferimento alla sentenza del Tribunale di merito, confermata in appello, con la quale veniva condannata per i reati di tentata truffa e di uso di atto falso, la rappresentante legale di una società tedesca, dichiarata colpevole, in concorso con altre persone rimaste ignote, per messo in pratica artifizi e raggiri al fine di procurarsi l’ingiusto profitto consistente nella richiesta di saldo di una fattura. Gli artifizi e i raggiri si erano concretizzati nell’utilizzo di una scrittura privata relativa ad una richiesta di inserzione sul Registro Italiano Internet con firma falsa del notaio e dell’impronta contraffatta del suo timbro.

Stanti le argomentazioni riportate, la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al reato di falso, perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d’Appello per un nuovo giudizio.