Stalking: diritto alla assistenza legale gratuita per le vittime.

E’ quanto è stato sancito dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 13497 depositata il 20 marzo 2017, con la quale i Giudici di Piazza Cavour hanno rigettato l’interpretazione restrittiva del Testo Unico sulle spese di giustizia (Dpr 115/2002) data dal giudice del merito, che aveva respinto la domanda di ammissione al patrocinio a spese delle Stato fatta da una donna vittima di stalking, perché non aveva certificato i suoi redditi.

Stalking: gratuito patrocinio per le vittime.

L’istanza di ammissione al patrocinio proposta dalla persona offesa da uno dei reati elencati dall’articolo 76, comma 4-ter del Testo unico sulle spese di giustizia, necessita, difatti, solo dei requisiti di cui alle lettere a) – richiesta di ammissione al patrocinio e l’indicazione del processo cui si riferisce, se già pendente – e b) – generalità dell’interessato e dei componenti la famiglia anagrafica, unitamente ai rispettivi codici fiscali – del comma 1 dell’articolo 79 TUSG.

Lo stesso articolo 76, comma 4-ter citato, in definitiva, non individua, per i reati considerati – di cui agli articoli 572, 583-bis, 609-bis, 609-quater, 609-octies e 612-bis, nonché, ove commessi in danno di minori, di cui agli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-quinquies e 609-undecies del Codice penale – massimi reddituali idonei ad escludere il diritto in argomento.

In mancanza di una espressa disposizione legislativa, l’organo giudicante non può negare l’ammissione al beneficio solo sulla base della mancata allegazione della dichiarazione sostitutiva di certificazione, da parte dell’interessato, attestante la sussistenza delle condizioni di reddito.

La produzione di questo attestato, in realtà, è del tutto superflua e la relativa mancanza è inidonea a fondare una pronuncia di rigetto.