Responsabilità dell’avvocato: occorre la prova dettagliata per provare l’inadempimento.

Il cliente che chiede la restituzione per inadempimento degli onorari già pagati al proprio deve dimostrare che, senza le omissioni contestate, “ragionevolmente” avrebbe vinto la causa.

I criteri per dimostrare la colpa del legale di fiducia vengono ribaditi dalla Seconda sezione civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 7309 depositata il 22 marzo 2017.

Responsabilità dell’avvocato: omissioni tali da aver impedito di conseguire un esito favorevole della lite.

Il cliente può rifiutare di corrispondere il compenso all’avvocato, laddove ritenga che quest’ultimo abbia espletato il proprio mandato incorrendo in omissioni dell’attività difensiva che, sia pur sulla base di criteri probabilistici, risultino tali da aver impedito di conseguire un esito favorevole della lite.

Sulla scorta di detti principi, la Corte di Cassazione, seconda sezione civile, ha rigettato il ricorso di un gallerista, che avevo proposto opposizione avverso il decreto ingiuntivo con cui il proprio difensore aveva chiesto il pagamento dei compensi e degli onorari per la difesa in un procedimento di risarcimento del danno. Causa ove il gallerista aveva richiesto un’ ingente somma di denaro, per i danni che assumeva aver subito alle opere in custodia, causati dalla rottura di un tubo di scarico di natura condominiale; richiesta tuttavia non accolta, se non in minima parte, non essendo stato provato il nesso di causalità tra l’allagamento della galleria ed i danni riportati dalle opere.

Per tali motivi il gallerista opponeva la richiesta di pagamento avanzata dall’avvocato, contestando in particolare il valore della causa in base al quale era stata elaborata la parcella, e spiegando domanda riconvenzionale volta all’accertamento della responsabilità professionale del difensore, con conseguente perdita del diritto di quest’ultimo al compenso e condanna alla restituzione di quanto già versato.

La Corte Suprema, con la sentenza in epigrafe, ha precisato che il danno derivante da eventuali omissioni del professionista, è in tanto ravvisabile in quanto, sulla base di criteri necessariamente probabilistici, si accerti che senza l’omissione, il risultato sperato dal cliente sarebbe stato conseguito, secondo un’indagine istituzionalmente riservata al giudice di merito e non censurabile in sede di legittimità se, come nel caso di specie, adeguatamente motivata.