Nullità del contratto rilevabile d’ufficio anche se c’è giudicato interno.

La nullità del contratto è rilevabile d’ufficio nel giudizio di appello, anche se nel corso del giudizio di primo grado la validità dello stesso non era stata discussa dalle parti né lo stesso giudice avesse prospettato ed esaminato la relativa questione.

E’ il principio di diritto affermato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 7294 del 22 marzo 2017.

In presenza di un giudicato interno sulla validità del contratto, è legittimo il rilievo d’ufficio della sua nullità.

Sul punto, la giurisprudenza di legittimità si era spesso pronunciata in senso contrario (Cass. n. 6191 del 2004, Cass. n. 14535 del 2012, Cass. Sez. Un., n. 26242 del 2014).

Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, sentenza n. 7294 del 22 marzo 2017.

Con la pronuncia in epigrafe le Sezioni Unite non hanno inteso uniformarsi all’orientamento precedente, sancendo che “allorquando il giudice di primo grado abbia deciso su pretese che suppongono la validità ed efficacia di un rapporto contrattuale oggetto delle allegazioni introdotte nella controversia, senza che né le parti abbiano discusso né lo stesso giudice abbia prospettato ed esaminato la questione relativa a quella validità ed efficacia, si deve ritenere che la proposizione dell’appello sul riconoscimento della pretesa, poiché tra i fatti costitutivi della stessa per come riconosciuta da primo giudice vi è il contratto, implichi che la questione della sua nullità sia soggetta al potere di rilevazione d’ufficio del giudice, integrando un’eccezione cd. in senso lato, relativa ad un fatto già allegato in primo grado.
Ciò, risultava e risulta giustificato, in ognuno dei regimi dell’art. 345 c.p.c. succedutisi nella storia del codice di rito, dalla previsione, sempre rimasta vigente, del potere di rilevazione d’ufficio delle eccezioni soggette a rilievo officioso”.