Audizione del minore: il riconoscimento del figlio non produce effetto senza il suo assenso.

L’accertamento in concreto dell’interesse del minore nelle vicende che lo riguardano è un passaggio necessario per il suo sviluppo armonico dal punto di vista psicologico, affettivo, educativo e sociale. Il principio di diritto, richiamato nella sentenza n. 7762 depositata il 27 marzo 2017 rappresenta un orientamento ormai costante della Cassazione.

I giudici della Suprema Corte hanno negato il riconoscimento della paternità naturale ad un uomo, accogliendo la richiesta di una minore adolescente, che in sede di audizione si era opposta al riconoscimento.

L’audizione non può diventare un adempimento meramente formale, anzi è considerata la prima fonte di convincimento del giudice e di conseguenza deve essere disposta d’ufficio, “tanto che la sua omissione determina un vizio di procedimento”.

Per i Giudici di Cassazione il riconoscimento del figlio, over quattordicenne, non produce effetto senza il suo assenso. Il concetto assume maggior vigore alla luce del nuovo articolo 250 del Codice civile, così come riformulato dalla Legge n. 219/2012.

Nel caso esaminato dalla sentenza in epigrafe, l’audizione della figlia, che si è opposta decisamente al riconoscimento, avrebbe dovuto essere apprezzata nel contesto della valutazione fatta dal Giudice del merito. La minimizzazione di tali dichiarazioni, invece, ha finito col renderla un adempimento meramente formale. L’obiettivo ultimo rimane l’interesse del minore, che non sempre, ammettono i giudici, coincide con quanto da essi richiesto.