Stalking per il padre separato troppo presente nella vita della ex moglie.

Commette il reato di stalking il padre separato presente con troppa insistenza nella vita della ex moglie. Allo stesso si imputa anche l’inosservanza delle disposizioni del giudice, per non essersi attenuto ai giorni e agli orari stabiliti e aver ecceduto nel volersi imporre alla presenza del figlio.

Stalking per il padre separato troppo presente nella vita della ex moglie.

E’ quanto ha sancito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24795 depositata il 18 maggio 2017.

I giudici della Corte Suprema hanno confermano la condanna inflitta dalla Corte di Appello, che aveva ritenuto illecita la condotta posta in essere dall’imputato, per le profonde conseguenze subite dalla ex moglie in termini di abitudini di vita e disagio psicologico.

Corte di Cassazione, Sentenza n. 24795 depositata il 18 maggio 2017.

Decisivo, ai fini della condanna, anche il trauma subito dal figlio minore: sebbene alla base della situazione psicologica del ragazzo vi fossero cause genetiche, uno specialista ha rilevato come la condotta morbosa del padre abbia aggravato la situazione.

L’atteggiamento persecutorio imputato all’uomo traspariva infatti, inequivocabilmente, dalle relazioni degli operatori sociali e dello psicologo che aveva seguito il minore sin dall’avvio della procedura di separazione coniugale.

La Corte territoriale – affermano i giudici della Cassazione – ha puntualmente esaminato le varie testimonianze, mettendone in risalto lo specifico contenuto di conforto alla tesi accusatoria e, di converso, l’irrilevanza del narrato portato a discolpa, illustrandone le ragioni. Il ricorrente contrappone una propria rivisitazione dei dati probatori, deducendo vizio di motivazione e non già travisamento della prova, poiché i dati probatori potevano essere apprezzati in modo diverso. Ne deriva, non tanto che la motivazione del giudice sia manifestamente illogica, bensì semplicemente sgradita alla parte”.