Cassazione: dire allo studente “Ti boccio!” è reato.

Minacciare ripetutamente di bocciare gli studenti è reato: si rischia una condanna per abuso di mezzi di correzione, reato punibile con pena fino ai sei mesi di carcere. 

Corte di Cassazione, la sentenza n. 47543/2015

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 47543/2015, ha infatti stabilito che un insegnante il quale minaccia ripetutamente di bocciare a fine anno un proprio studente commette inconsapevolmente il reato di abuso di mezzi di correzione.

L’articolo 571 del codice penale inserisce tra le fattispecie penalmente rilevanti l’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina. Si tratta di un reato che punisce chiunque abusi di tali mezzi in danno di una persona che sia stata sottoposta alla sua autorità o che gli sia stata affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia o per l’esercizio di una professione o di un’arte. Affinché la condotta sia ritenuta illecita, deve travalicare la finalità educativa e il metodo dialogante. Il comportamento deve essere reiterato ed orientato all’abuso psicologico. Non è sufficiente la generica indicazione di un rischio, del tipo “Se non studi, ti boccio“, ma una specie di stalking psicologico.

La sentenza in epigrafe si riferisce ad un caso in cui il docente è stato accusato dai genitori di uno studente. La condanna è arrivata in quanto, secondo quanto emerso dalla ricostruzione effettuata durante l’istruttoria dibattimentale, il docente avrebbe ripetutamente minacciato lo stesso di bocciatura e di infliggergli un “brutto voto”.

La Cassazione ha sancito che il potere dell’insegnante deve “essere esercitato con mezzi consentiti e proporzionati alla gravità del comportamento deviante”, evitando “un’afflizione della personalità degli studenti, soprattutto quelli in tenera età”.